Il Lombrico e l’Amore, Parte 2

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Ma non ebbe nemmeno il tempo d’infilarsi sotto terra, un mostro deforme gli si parò davanti all’improvviso. Una faccia irata e spaventosa, piatta come un muro, proprio davanti a lui.

Tutti e cinque i suoi cuori cominciarono a pulsare talmente tanto che quasi si vedevano sotto la pelle. L’istinto cercava di impedirglielo, ma non riuscì proprio a trattenerla, quella paura. La sua gola prese a gridare senza controllo.

Così la faccia d’un tratto si scompose, davanti all’espressione sgomenta del lombrico. Gli occhi neri-ipnotici si avvicinarono fra loro, fino a perdere il loro valore. Quel volto smontato, mutò semplicemente in due ali chiuse. Due ali magnifiche, decorate da forme simmetriche.

   – Allora? Com’è stato? – la farfalla parlò.

Il lombrico a bocca aperta balbettò qualcosa.

   – Come cosa? La mia interpretazione! Io sono la Morte, non vedi che gran costume? Allora, ti è piaciuta?

   – Beh, direi di sì. Sei molto brava; son quasi morto di paura.

   – Ah! Lo sapevo, grazie caro.

   – Aspetta! Prima che tu vada, posso chiederti un’informazione?

   – Chiedi pure.

   – È tutto il giorno che lo cerco, anzi forse è tutta la vita. Vorrei avere un po’ di Amore anch’io, tu sai dove posso trovarlo?

La farfalla spalancò gli occhi

   – Avere? Possedere l’Amore?! Ma cosa vai blaterando tu? Hai sbagliato tutto, sai. Non potrai mai trovarlo per questa strada. L’Amore si fa, si crea, si dona al mondo! Cosa credi che tutto questo sia nato per indifferenza, oppure per noia…? Beh, chi può dirlo, ma chiamalo come vuoi, io il motore, il senso del mondo lo chiamo Amore. E se non lo ricambi anche tu alla terra, saresti proprio un ingrato!

   Qualcosa nella mente del lombrico cominciò ad aprirsi, o forse, sarebbe più corretto dire che il suo cervello piccolissimo cominciò ad ossigenarsi. Aveva fatto male ad ascoltare per primo quel ciarlare continuo della sua televisione.

   Era il momento della svolta, la farfalla era volata via, lui era ancora la sopra, sulla terra caldissima. Era tempo di attraversare, e mettere fine a quel percorso in parallelo.

Cominciò a strisciare sul cemento incandescente. Niente a confronto con la terra, sull’ asfalto lasciava pezzi di pelle ad ogni sfregamento. Ma lo sentiva, era vicino, ad un passo dall’Amore. Ancora un po’ di metri e l’avrebbe oltrepassata.

Mancava poco. Davvero poco. E poi. Poi…

Poi una bicicletta veloce passò sopra di lui, dividendolo di netto a metà.

Quel povero lombrico. Adesso erano due.

Una ruota spedita che nemmeno si voltò per guardare.

   Pochi secondi dopo prese coscienza dell’accaduto, l’altra sua metà era proprio davanti a lui, mutilata e schiumosa. Rivoli scuri si spandevano ed evaporavano.

La osservò per un po’, col viso ancora in terra, gli occhi lucidi.

Quanto stupido era stato, e proprio adesso capiva tutto, adesso che sapeva di dover morire. Ma tanto, pensò, va sempre così. La sua occasione gli era stata data. Ed era stato un ingrato. Aveva sempre creduto di dover richiedere l’Amore, riscuoterlo o possederlo, senza dare nulla in cambio. Quell’amore per le cose inutili, per le soddisfazioni illusorie.

Era stato ingannato.

Viceversa, tutti quegli esseri di sopra, che creavano, lo donavano quell’Amore, in modo così genuino. Spontaneo. Ricambiavano semplicemente un favore: quello di esistere; allietando la Natura con le loro Arti, le loro azioni fatte con cura e con passione.

Si alzò, due cuori ancora battevano, decise di tornare indietro. Di morire vicino alla sua buca, o almeno un pochino più vicino.

Ma fuori di essa. Oramai non gli apparteneva più, quella caverna; era stata per lui solamente una culla di certezze vane.

Riaccarezzò la terra calorosa e finalmente sentì quanto era viva. Quanto affetto, in ogni suo granello e sassolino.

Si voltò per l’ultima volta, a guardare la sua metà.

Come un miraggio, laggiù. Cotto sull’asfalto, vi sfrigolava, il suo più grande Amore.

Tornò verso casa, lasciando a poco a poco una traccia lieve, piccoli brandelli, fino a scomparire.

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12 risposte a “Il Lombrico e l’Amore, Parte 2

  1. Nooooo…. povero lombrico. Che riposi in pace. Quanto meno ha capito l’Amore. Ritiro ciò che avevo scritto nella prima parte… Non voglio più sentirmi come il lombrico…
    Vorrei concludere il commento citandoti, e dicendoti che sono rimasto colpito soprattutto da questo dolcissimo passaggio:
    “Si alzò, due cuori ancora battevano, decise di tornare indietro. Di morire vicino alla sua buca, o almeno un pochino più vicino di quanto ne era ora.
    Riaccarezzò la terra calorosa e finalmente sentì quanto era viva.
    Quanto affetto, in ogni suo granello e sassolino…”
    Chapeau!

  2. grazie mille! Dovremmo sempre stare attenti a cosa calpestiamo quando corriamo come pazzi. Dovremmo sempre fermarci a guardare il mondo di sopra! Per riconsiderare tutte quelle cose che ci hanno fatto ingollare insieme al miele.

  3. e inoltre, tanto per chiarire l’interpretazione: il miraggio, la sua metà che sfrigola sull’asfalto, in cui lui finalmente vede l’Amore che aveva cercato, rappresenta la sua vita (ormai perduta), come il più grande Amore che potesse esistere, quello che appunto gli era stato donato. Come a ricordare quanto le cose più care acquistino il loro valore una volta perdute.

  4. Mi piace questo lombrico che si muove nel sottosuolo, con l’ambizione di trovare il sole dell’Amore. :)
    (il titolo del mio blog prende spunto anche da pensieri affini al tema del tuo racconto)

  5. in effetti “amore” e “morte”, sempre cinque lettere sono.
    vieppiù, da un punto di vista scientifico (volvox docet), a supporto di tale quasi-identità, c’è il dato di fatto che prima della riproduzione sessuata gli esseri viventi erano immortali, mentre in seguito s’è posta la necessità che le vecchie generazioni lasciassero spazio alle nuove.
    : )))
    dopo il “taglio” della bicicletta, in una sorta di delirio pre-agonico, un palpito d’amore narcisista del lombrico per se stesso (specchiandosi nell’altra metà) sarebbe stato in perfetta sintonia con “il ciarlare continuo della sua televisione.” troppo cinico?
    : )
    certo, almeno così, seppure in punto di morte, c’è speranza…
    ma che bella scoperta, queste storie.
    torno più tardi.
    ps: ottime anche le immagini, peraltro.

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