Riflessioni di una bestia di notte

riflessioni bestia notte

    Di notte, se fai attenzione, puoi vedere i segreti degli umani galleggiare nel buio.
Nell’aria densa di nero, quei pensieri, sibilano. Vaghi come spiriti, o come fili tenui di fumo. Che per distinguerli dai rumori della strada, devi alzare piano il muso verso il cielo, e tendere bene le orecchie.
Di notte, le case umane si lasciano sfiorare dagli alberi e pare di sentirle gemere. Le osservo, dalla mia collinetta, dentro il mio caldo tronco cavo. Guardo sempre i profili spigolosi delle loro città, i tetti schiacciati dalla grande piattaforma arancio. E quegli alberi strani di luci sature, corrodono il Nero, il colore sacro che il cielo sputa dall’alto.
Mi piace strisciare sotto le loro finestre e se riesco ad affacciarmi, coglierne qualche apparizione.
Di notte, tutte le comparse sono speciali. Autentiche. Perché sono solo i miei occhi a poterle contemplare. Quei vapori luminosi, i loro pensieri nascosti, filtrano dai loro pori scivolando tra i capelli. E talvolta animano gli arti, il busto, mentre le loro teste paiono ancora dormire.
Una volta vidi una giovane, con gli occhi e la bocca serrate, versare un vaso di fiori sulla testa di una vecchia.
Una donna invece, tempo fa, riuscì quasi a staccare il labbro di suo marito, a morsi. Forse credeva, nel suo sogno, di assaporare un bel pezzo di carne alla brace.
Una notte fiutai del fumo acido provenire da una finestra. La camera era sommersa da una nube e due persone dormivano2 mentre le coperte intorno bruciavano lentamente. Mi spaventai, ma non potevo certo entrare. Notai una fessura della finestra e presi a soffiare.
Il volto della vecchia non era lontano. Le sbuffai forte su una guancia, e dopo poco lei si svegliò.
Quando torna il sole, anche loro tornano umani. Si muovono veloci e si dedicano a talmente tante cose che non si fermano mai. Nemmeno per frenare un po’ gli occhi e godere del vuoto.
Non credono affatto di avere segreti, né tantomeno di essere osservati ogni notte, con cautela, quando fumano coscienza da ogni foro del corpo. Non sanno di quando si alzano e mangiano senza tregua, nelle ore più profonde della notte. Non sanno nemmeno di quando cantano per ore, nel letto, con la voce rauca di pianto. Forse è per questo che li osservo: mi dilettano. Talmente tanto che non posso più fare a meno di controllarli, ogni sera, tutti quanti. Sono miei.
Potessi entrare. Starei ore a contare i respiri dai loro nasi immortali.

Mi attraggono perché ingannano. Ingannano gli altri; ma solo dopo aver ingannato loro stessi per primi. Ciò che striscia di natura nella loro testa pare invece che lo imprigionino tra sbarre ferree. In loculi bui e profondi dentro la gola, sacrificando, obbedendo a qualcosa in cui credono ciecamente, oppure desiderano ardentemente credere. E tutto per vivere in pace, cullati dalla dolce tranquilla sospensione delle loro verità. Perché senza di esse non possono certo sperare di muoversi, di fare, di parlare; pare sia proprio il motore di tutte le loro azioni. Non hanno assolutamente spazio, né tempo, per quel Dubbio. Quello afoso, che talvolta si affaccia dal cielo perpendicolare. Lo scansano prontamente, rifugiandosi all’ombra fresca di pareti di coccio.
Anche se, in fin dei conti, tutti quei pensieri ispidi, conturbanti, incarcerati durante il giorno, di notte trovano il via libera quando le sbarre assopite si fanno più molli. Si riproducono come vermetti, sillano fuori dalle celle brulicando in tutto il corpo. Affondano i denti finché possono, finché il buio può permetterlo, fra le insenature calde del cervello. Per masticare; per digerire le loro sicurezze. Nel tentativo di debellare l’avida malattia che al sorgere del sole li imbottisce di miraggi e convinzioni allucinate, eppure così attraenti.
Sono proprio i loro aliti fermentati a spirare fuori dai pori, si ammassano sopra i corpi, come nuvole, e brillano nel buio, come aurore. Tutte le notti. E se non ci fossi io, che godo ogni sera, sarebbe solo uno spettacolo vano.
Ricordo un uomo anziano, una notte, scendere dal letto con gli occhi ancora chiusi, camminare per la casa e ritrovarsi poi, sporto dal balcone, con lo sguardo verso il basso.
Non mi vedeva, anche se ero lì. Piuttosto sembrava contemplare proprio la Morte. Quella malattia improvvisa e maleodorante che lascia tutti a marcire sulla terra. Forse la vedeva davvero, anche con gli occhi chiusi, là sotto, a contorcersi nella polvere e scavare una buca per lui.
Ma gli uomini muoiono davvero? Non ne ho mai visto nessuno con le ossa in fuori, e quell’aroma io lo conosco bene, non odorano mai così.
A parte…adesso ricordo, a parte uno. L’unico umano che ebbi mai la fortuna di conoscere; se di umano aveva qualcosa, forse lui solo vidi morire.
Lo sentii che cantava una notte, ma non in camera sua, cantava galleggiando adagio sul torrente, l’acqua era alta quel poco che serviva per far gorgogliare il suo corpo fra le pietre. Cantava senza dire nulla, con la voce soffocata dai getti; emetteva lamenti sereni, gravi, poi improvvisamente acuti, continui e intensi, poi di nuovo sereni. Vidi il suo corpo nudo che zampillava insieme alla corrente. Aveva la pelle argentea che pareva coperta da una lieve membrana lucida.

[continua…presto, dentro pagine di carta]

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9 risposte a “Riflessioni di una bestia di notte

  1. “tutta quella intelligenza fa male (ma almeno permette loro di non estinguersi)”. mmmm… lasciami cullare più d’un dubbio sul *ma*.
    : )
    passando al racconto, rispetto agli altri il registro è indubbiamente più notturno/intimo e riflessivo/malinconico. mi piace l’elogio della debolezza (la fragilità è assai più umana della perfezione) nonché la natura sfuggente delle cose, per come emerge tra le righe. cheddire, il cervello è sempre in febbrile attività, soprattutto quando “pensiamo di non pensare” (studi di neurofisiologia dimostrano che l’attività complessiva del cervello, contrariamente a quanto supporremmo intuitiva-mente, *diminuisce* quando focalizziamo l’attenzione, quando siamo coscienti di noi o quando svolgiamo un compito… buffo no?).
    da qui il mio nanoforisma preferito: “la mente è il cervello o il cervello mente?”
    : ))
    dunque, per proprietà transitiva, la bestia (che è in noi) è custode dei nostri segreti. beh, in fondo meglio l’anima-le dell’anima, no? è più biodegradabile.
    : )
    (ps: due refusi: “veloce” vs “veloci” e “ne” vs “né”)

  2. ahi che distrattona! grazie :)
    a mio parere gli umani sono così intelligenti che metteranno da parte la loro intelligenza pur di sopravvivere, un giorno, ai mali che loro stessi hanno creato.

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