La Spiaggia

morte ossa polaroid sx70 lift off rebecca lena

    Per quanto tempo ho affondato il viso nella sabbia?
Mi rialzo lentamente e comincio a definire i contorni delle cose.
Una striscia infinita davanti. Chiara e levigata dalla brezza. C’è anche il mare silenzioso a destra, a pochi passi, verso sinistra un muro di dune e di tamerici costeggia il bordo di questa spiaggia. Deve essere abbandonata.
Ascolto lo scoppio delicato della schiuma sul ventre sabbioso. È un silenzio pacifico, o forse turbolento. Oppure è sospeso? Come se l’aria fosse densa di vetro finissimo. Mi pare che ronzino, le nubi di elettroni in mezzo ai miei capelli, forse tremano? Per cosa?
Forse s’illudono. Forse m’illudo io. In questa spiaggia nulla si muove se non lo vuole il vento di terra.
Lungo la riva dormono i tronchi, enormi bestie stremate dai miasmi della Controra. Corpi scoloriti, alzatevi ora! Parlate con me. Perché non sospirate più?
Si uniscono al silenzio alcune lavatrici incrostate, e le bottiglie accartocciate, avvinghiate, fluidificate, e poi le gomme di bicicletta, i tappi ripiegati, certi grumi scomposti, reti colorate, e scarpe. Tantissime scarpe secche e scompagnate. Pare il cimitero del mare. Per quale motivo questi resti si trovano qui? Si direbbe quasi che là sotto, proprio negli abissi, una civiltà sottomarina si stia evolvendo velocemente.
Ho sete. Non d’acqua, ma di sangue che scorre. Devo correre. Come se il mio corpo volesse sciogliere tutti i nodi delle vene rimaste assopite troppo a lungo. Comincio subito la mia marcia, un piede sul tronco, l’altro sulla tavola scolorita, poi di nuovo sopra la sabbia rovente. Cumuli di conchiglie stridono, ghignando al mio passaggio. Aumento il passo. Sono inspiegabilmente agile.
Ogni cinque passi qualcosa sguscia via d’improvviso sotto ai miei piedi. Lucertole.
Un tempo erano bestie notturne, gelate come albori lunari d’inverno; fino a quando, una mattina, quasi per caso, non conobbero il Sole. Non ricordo chi me lo abbia detto, ma lo so.
Adesso, le vedo alzare il muso inebriato appena il fremito lontano si fa più insistente. Il vento di terra – l’amato soffio bollente – che si avvicina con delicato fervore; e loro lo bramano esaltate, in attesa di esserne travolte. È la Controra quel vento, ed è irresistibile la Controra, è irresistibile come la morte calda che porta con sé.

Un pigolio nell’aria, proprio adesso, sembra un ritmo che risuona insieme ai miei salti. Mi spinge a correre ancora più in fretta, plano. Questi battiti…sbattono dentro al cranio vuoto, aumentano, sono densi, paiono un frullìo ovattato d’ossa, sbriciolate e sfregate, dentro la mano chiusa di un gigante.
Ma aspetta.
C’è qualcosa che brilla laggiù, a sinistra, sulle radici di quella pianta.
Sfolgora – immobile – è accecante, più chiaro di tutte queste bottiglie squagliate. Mi avvicino. Non posso ignorarlo. Le sue forme allungate, forse…un osso. Sì, è proprio un osso. Probabilmente di cane, una zampa. Ma è cavo. Non ne avevo mai visti di così particolari: è talmente bianco, forse è rimasto a lungo sotto il sole.
La tentazione è troppo forte, ne porto un’estremità vicino alla bocca. Con un filo di respiro provo a farlo fischiare.
Grida: è acuto. Una nota che fa rabbrividire; fila via come fumo dal suo becco affusolato.

[continua…presto dentro pagine di carta]

(ispirata ad un’ esperienza vera; dedicata a Schiapparo, la spiaggia selvaggia sul Gargano)
 
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19 risposte a “La Spiaggia

  1. non basta una spiaggia abbandonata per entrare in un mondo parallelo, occorre il fiuto quasi animale accanto alla sensibilità prettamente umana che tu dimostri di avere, per farne un racconto tra apocalisse e vita. ml

  2. intenso anche questo. il limbo di spiaggia pieno di reperti scoloriti e mummificati, di carcasse di (in)civiltà è un palcoscenico ideale per il crescendo del racconto. colpiscono le scarpe i passi aridi e scompagnati, tanto che la “creatura inarrestabile” forse non corre per sua scelta: in realtà sta solo (precipitando).
    non una caduta lineare, però: mi pare invece un moto circolare. “L’odore antico, diventa anche il mio” perché in realtà il viaggio dell’io narrante chiude il cerchio da una morte all’altra.
    difatti prima a corpo testo (decomposto) precisi: “Questo odore, lo conosco bene. L’odore di un morto, arido sotto il sole”. come a dire: invitabile conoscerlo bene, perché anch’io sono morto/a col “viso affondato nella sabbia”.
    insomma, ottima scrittura anche questa e scusa i miei deliri fiume: quando scopro un autore/trice nuovo mi entusiasmo come un bimbo.
    a proposito: cosa ne pensi del copyleft?
    : )

    • grande! hai colto anche stavolta..ho visto copyleft ieri solo su wordpress col Super Menegildo, è un personaggio davvero geniale! Mi sono piaciuti un sacco i due racconti; ah e non mi ero accorta di copylefteratura.org, infatti lo stavo guardando appunto ora! :D
      é veramente un sito che merita!

      • Mi piace, mi piace molto! Posso portarmelo sulla pagina di facebook? (Sappi che la mia è una richiesta da ignorante, non sono neanche sicuro di sapere come si fa né se ledo diritti di qualcuno…)

      • ciao! intendi il video o il racconto? sisi, puoi condividerlo su facebook! nel caso del video basta che ci clicchi sopra, entrando quindi nella pagina youtube, poi sotto il video clicchi sull’icona “share” e poi su quella di facebook; nel caso tu parlassi del racconto, subito sotto il testo clicchi sull’icona facebook (e poi chiaramente su “condividi”)..se hai domande chiedi pure! :)

  3. ma è bellissimo!!!!
    : ))))
    posso linkarlo nella sezione immagini/musica della biblioteca di copylefteratura?
    e in caso, come autore, va bene “ISIA FIRENZE 2010-11”?

  4. bello, come una visione o un sogno, non contiene illusioni, è concreto
    la musica accompagna il racconto perfettamente e spinge ad accellerare nella lettura

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